La Luna in questi giorni è in fase crescente e tra poco sarà piena – è il momento ideale per rallentare, voltare lo sguardo verso l’interno e prepararsi a ricevere la sua luce. Ci viene in aiuto una pratica perfetta per questo obiettivo: il Saluto alla Luna.
Anche se decisamente meno famoso e onnipresente rispetto al Saluto al Sole esiste infatti anche un Saluto alla Luna o Chandra Namaskar. Si tratta del corrispettivo yin del Saluto al Sole: un rituale che onora la quiete, l’ascolto e il ritmo più morbido della notte.
Il Saluto alla Luna ci insegna a fluire senza sforzo, a lasciar andare il controllo e a trovare stabilità dentro la dolcezza.
Significato del Saluto alla Luna
La parola Chandra in sanscrito significa “luna”, e Namaskar è l’“inchino” o il “saluto”.
Il Saluto alla Luna nasce nelle tradizioni dello yoga tantrico e viene praticato soprattutto nelle scuole più radicate nella dimensione meditativa del movimento, come quella del Kripalu Yoga, che unisce corpo, respiro e consapevolezza.
Mentre il Saluto al Sole scalda e attiva, il Saluto alla Luna rinfresca, calma e ricarica.
È una pratica ideale nelle sere che precedono la luna piena, nei giorni di stanchezza o sovraccarico mentale, o nei momenti in cui sentiamo il bisogno di radicarci e ritrovare equilibrio ormonale ed emotivo.
Praticare durante la Luna Piena: cosa dicono le tradizioni?

Alcune scuole — in particolare la tradizione Ashtanga Vinyasa Yoga fondata da Pattabhi Jois — raccomandano di non praticare asana nei giorni di Luna Piena e Luna Nuova.
Questa indicazione nasce da un insieme di ragioni simboliche, energetiche e fisiologiche.
Nel sistema dello yoga, la Luna e il Sole rappresentano le due polarità fondamentali dell’energia vitale (prana):
- Il Sole (ha) è associato alla forza attiva, maschile, espansiva.
- La Luna (tha) è associata alla ricettività, alla calma e all’energia femminile.
Durante la Luna Piena, queste due energie raggiungono un picco di tensione e di polarità.
Il corpo può essere più “carico”, la mente più emotiva e instabile. Praticare in questo stato, specie discipline intense come l’Ashtanga, può aumentare il rischio di iperstimolazione, perdita di concentrazione o piccoli infortuni dovuti a eccesso di energia.
Durante la Luna Nuova, invece, l’energia è al minimo: il corpo tende alla stanchezza, all’introspezione e al raccoglimento.
In questo caso, una pratica fisicamente intensa può risultare troppo faticosa.
Chandra Namaskar, le origini di questa pratica
A differenza del Surya Namaskar, che ha radici antiche nei testi vedici e nelle pratiche rituali indiane dedicate al dio del Sole (Surya), il Chandra Namaskar non compare nei testi classici dello Yoga (come Hatha Yoga Pradipika, Gheranda Samhita o Shiva Samhita).
È una sequenza contemporanea, sviluppata nel XX secolo come pratica complementare al saluto al sole, per riequilibrare l’energia lunare e femminile (chandra) rispetto a quella solare e maschile (surya).
Una versione piuttosto diffusa è quella ideata prezzo il Kripalu Center for Yoga & Health — scuola fondata negli Stati Uniti da Swami Kripalu e poi sviluppata dal suo discepolo Amrit Desai —divenuta piuttosto popolare tra insegnanti occidentali.
La sequenza prevede una alternanza di posizioni di allungamento, apertura e chiusura, in una specie di danza che si ripete prima procedendo verso destra e poi verso sinistra.
I benefici del Saluto alla Luna
Come tutte le pratiche ben bilanciate e praticate con consapevolezza, il Saluto alla Luna offre tanti benefici, ma volendo sintetizzarne i principali, si tratta di un rituale che:
- Riequilibra il sistema nervoso: stimola il tono parasimpatico, favorendo calma e rilassamento profondo.
- Migliora la mobilità e la fluidità del bacino, delle anche e della colonna.
- Aiuta a dormire meglio, specialmente se praticato la sera, accompagnato da respirazione lenta e consapevole
Una pratica per la sera e per il cuore

Il Chandra Namaskar si pratica preferibilmente la sera, in un ambiente silenzioso e con luci soffuse.
Può essere particolarmente suggestivo accendere una candela o posizionarsi vicino a una finestra da cui si intravede la luna. Ogni passaggio invita a esplorare il principio dello yin: accogliere, ricevere, lasciar fluire.
Nelle scuole Kripalu, spesso la sequenza si chiude con una breve meditazione, in piedi o seduti, portando una mano sul cuore e una sul ventre.
Il Saluto alla Luna non è una pratica di performance, ma di connessione.
È un invito a rivolgersi verso l’interno, ad ascoltare i ritmi sottili del corpo e della natura.
Nelle notti che precedono la luna piena, quando la luce cresce, questa sequenza è un rito perfetto di presenza e gratitudine: una danza lenta tra azione e riposo, tra terra e cielo.


