
Gelong Thubten, monaco buddhista e autore del celebre A Monk’s Guide to Happiness, prima di prendere i voti, inseguiva un sogno ben diverso: diventare attore.
Prima della vita monastica, Thubten viveva immerso nella scena teatrale londinese, tra audizioni, feste e un costante bisogno di stimoli. Un vero “party animal”, come si definisce con ironia. Il corpo, però, ha messo un punto. E da lì, un cambio radicale: l’ingresso in un monastero tibetano e, poco dopo, un ritiro di meditazione in completo isolamento durato quattro anni.
Niente telefono, niente distrazioni. Solo silenzio, presenza e disciplina. È in quel contesto estremo che ha iniziato a sperimentare una forma di felicità diversa: non euforica, ma stabile. Interna.
Smettere di fuggire da sé stessi
Nel podcast Feel Better, Live More con il Dr. Rangan Chatterjee, Thubten racconta come gran parte della sofferenza moderna sia legata alla fuga da ciò che si prova dentro. Ci si anestetizza con lo scroll infinito, le serie, le notifiche, il multitasking. Ma la vera libertà nasce quando si impara a rimanere, ad abitare l’inquietudine con gentilezza e senza paura.
“Non troverai la felicità evitando la tua infelicità. Solo quando impari a starci, puoi davvero trasformarla.”
Meditare per svuotare la mente? Forse no
Una delle false convinzioni più diffuse è che meditare significhi “liberare la mente dai pensieri”. Ma questo è sbagliato oltre che impossibile: la mente pensa, è il suo mestiere. E chi si siede per meditare sperando nel silenzio assoluto… spesso si alza frustrato dopo pochi minuti.
Thubten offre un’altra visione: ogni pensiero è un’opportunità di allenamento. Quando ci si distrae e ce ne si accorge, si è già tornati al presente. Questo è il cuore della pratica.
“La meditazione non è eliminare i pensieri, ma imparare a non farsi trascinare.”
Portare la presenza dove sembra impossibile

Thubten racconta di insegnare la meditazione anche in carcere, in ambienti dove regna spesso tensione, frustrazione e dolore. La meditazione non ha confini e anche in quei luoghi, basta un respiro per iniziare un cambiamento – un gesto piccolo, ma potente.
Thubten sfata un altro mito: meditare non richiede ambienti esotici o rituali complessi. Basta un respiro consapevole anche quando si è ammassati in un treno affollato della metropolitana di Londra. Anziché aspettare contesti ideali, portiamo la pratica lì dove la vita accade davvero. In metro, in fila alla posta, nel traffico: ogni momento è valido
I consigli per cominciare
Nel suo libro, Thubten condivide suggerimenti semplici ma preziosi:
- Praticare con regolarità, anche solo 5-10 minuti al giorno.
- Trovare un luogo tranquillo, anche solo un angolo dedicato in casa.
- Scegliere una posizione comoda, seduti o sdraiati, purché stabili e rilassati.
- Usare il respiro come àncora, osservandolo senza modificarlo.
- Accogliere i pensieri, senza giudicarli. Osservarli passare.
- Essere gentili con sé stessi. Ogni giorno è una nuova possibilità.
Una felicità solida, radicata nel presente
Il messaggio più potente di Thubten è questo: la felicità è una capacità, non avviene per caso. Si allena. Tutti i giorni con consapevolezza. Non si tratta di raggiungere una vetta, ma di costruire una base stabile su cui stare, anche quando la vita trema.


